Vermeer e gli italiani e bibliografia


Giuseppe Ungaretti

Forma e contenuto hanno mai assimilato fondendosi una maggiore giustezza di metro umano?

Pietro Citati

La Repubblica, Vi spiego perché il Louvre è il museo peggiore del mondo, 24 luglio 2009

folla alla Metropolitan Museum of Art

Anni fa, all' Aja, una bellissima esposizione di Vermeer è stata distrutta dall' ente organizzatore (credo una grossa banca). Le sale erano colme di folla: i respiri soffocati e i rantoli si mescolavano ai brividi estatici di ammirazione: gocciole di sudore bagnavano i colori, causando danni irreparabili. Vedere i quadri era assolutamente impossibile, perché li avevano disposti (almeno otto) in salette di dodici metri quadrati, dove non si poteva fare un passo. Per scorgere vagamente La donna con la bilancia, La veduta di Delft e La donna con la collana di perle, ho dovuto insinuare il capo sotto l' ascella di un' immensa signora americana, che rideva gorgogliando di gioia. Mentre Vermeer, come tutti sanno, deve essere contemplato da vicino, millimetro per millimetro, tocco per tocco, nella quiete e nel silenzio innamorandosi di un piumino da cipria, di una giacca di raso, di un raggio di luce che filtra da una finestra semichiusa o da una cortina. Ogni mattina, prima dell' apertura della mostra, la direzione invitava alcune centinaia di VIP europei ed americani, ai quali veniva offerta una coppa di champagne insieme a una fetta di formaggio olandese. Non ho mai visto uno spettacolo più penoso.

Quei capolavori, che rendono il momento al suo culmine, mentre splende e diventa assoluto - erano lì, esposti al sudore dei corpi, alla pesantezza del fiato, all' odore del cattivo formaggio olandese, alla putredine di ciò che passa. Il desiderio di Vermeer era stato inutile. Tutto era precipitato nella più sordida materia, che egli aveva assorbito, purificato, annullato. Non so quando finirà questa orgia di eventi spettacolari, con cui si cerca invano di far amare la pittura a un pubblico che non la ama. Temo che non finirà mai. Occuperà almeno il ventunesimo secolo, e poi il ventiduesimo, fino a quando tutti i quadri del mondo verranno consumati.

Emilio Tadini

Corriere della Sera, Nelle stanze di Vermeer alla luce del giorno, 1 marzo 1996

I gesti dei personaggi di Vermeer sono semplici, comuni. Sono gesti pratici. Donne, in quiete stanze, quietamente si danno alle opere, meditano quietamente.....Nessuna tragedia palese, certo, nella pittura di Vermeer. Ma anche questo mondo ospita ombre, ospita l' Estraneo. In queste case, simili a miti fortezze alzate contro ogni violenza, abita, nascosta, la figura di una melanconia.

Roberto Cotroneo

...un amico con cui una volta stavo guardando un libro su Vermeer...mi disse: "Mah, sai, secondo me, gli olandesi, luce la sognano perché non ce l'hanno". Dio la luce sognata, perfetto.  

Maria Serena Palieri

L'Unità, Dal Logo Vermeer al Romanzo a due Facce, 29 aprile

La merlettaia presso d'assalto

Chissà se Francis Haskell avrebbe mai immaginato che un quadro come La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer sarebbe diventato un logo gettonato come quello della Nike: nel suo saggio postumo The Ephemeral Museum, infatti, il grande storico dell’arte ricostruiva sì la rivoluzione museale del Novecento, con l’inizio delle grandi mostre e l’utilizzo dei capolavori, fin lì gelosamente custoditi, prima a fini politico-propagandistici (Botticelli mandato in missione all’estero dal fascismo), poi economici, fino alle mega-mostre all’Auditel di oggi, Gonzaga come Impressionisti, i cosiddetti «blockbuster show». Ma, appunto, l’idea del capolavoro come logo, ancora, Haskell non l’affrontava (anche se, a pensarci, un precedente alle attuali Gioconde e ragazze vermeeriane disseminate dappertutto c’era già stato: il Bacio Perugina, che trasformava in un blocchetto di cioccolata da divorare in un boccone la silhouette del quadro su cui si modellava il Bacio di Francesco Hayez).

Federico Zeri

Nell'arte fiamminga e olandese del Seicento il soggetto è ricorrente, ma ciò che svincola l'Astronomo dalla produzione di genere e lo rende unico è l'uso della luce. la luce viva penetra dalla vetrata posta sulla sinistra e si fa colore, occhieggia ardente dai tessuti, dal legno, e circola sulla stanza stendendo un velo silente su ogni oggetto. L'ambiente perde la sua connotazione realistica e diviene un attimo d'eternità sospeso nel silenzio.

Mario Quesada

La Repubblica, Brilla Vermeer di quei raggi che Proust amò, 13 novembre 1995

Il mistero di Vermeer è mistero della bellezza, della leggerezza, dell' incanto della composizione, della capacità del pittore di essere grandissimo nella stesura di opere dal timbro borghese, sollecitate da una cultura laica che, ad esempio, aveva in grande rispetto i progressi ottenuti dalla scienza nel corso del XVII secolo.

Giovanni Comisso

La Stampa, Un quadro di Vermeer ricostituito dal vero, 20 agosto 1954

finestra di delftFinestra di Delft in estate

Delft, agosto...Ero soddisfatto della mia giornata dedicata a Vermeer, ma non era chiusa del tutto. Nel pomeriggio avevo dormito nella mia stanza con le tre larghe finestre, occupanti tutto un lato, e vi avevo steso le tende azzurre. D'un tratto mi svegliai come a un richiamo. Il sole blando entrava tra le tende, che dischiusi e tutta la stanza fu illuminata come da un leggero vapore azzurro e bianco che definiva ogni oggetto mutandolo in altra materia fatta di colore e di luce. Vivevo in uno degli interni di Vermeer. Egli viveva in quella luce che è la luce della sua città, data dai riverberi delle acque e dal cielo ventilato dal mare. Capivo perchè nella sua breve vita non si era mai staccato da essa. Essa faceva parte essenziale del segreto delle sue opere.

Sandro Volta

La Stampa, Le grandi correnti della pittura olandese, 25 agosto 1966

Dipingeva, dicono i biografi, con la pazienza, la meticolosità e l'abnegazione di un alchimista, ed è per questo suo metodo di lavoro che ha lasciato così poche opere. Una delle scoperte più importanti della critica d'arte moderna è di averlo separato dai pittori di genere fiamminghi, coi quali era stato confuso fino alla metà del secolo scorso; i suoi quadri, infatti, non sono legati all'episodio.

Marco Vallora

La Stampa, I colori del silenzio, 1 marzo 1996

donna che guarda un Vermeer

Vermeer è il classico artista che devi andarti a cercare voluttuosamente nei musei, isolato dal rumore degli altri quadri. Là dove riesce a creare un minimo immenso fuoco frigido, che brucia tutto all'intorno, che cancella. Un artista che è grande proprio laddove riesce a spiazzare, con un quieto ceffone di colore immateriale, algido e trasparente come ossigeno di montagna, tutti i grandi, indiscutibili artisti che gli stanno intorno: ma lui deve stare da solo, è un viandante che non vuole compagni. Oscura ogni altra tradizione: non sta sulla strada di nessuna contrattazione artistica. Per questo fu dimenticato per secoli, non lo citano le guide, i visitatori autorizzati dell'arte.

Giorgio Calcagno

La Stampa, A Vermeer il genio non bastò per pagare lana e pane, 5 giugno 1997

Il piu' grande pittore olandese della seconda meta' del Seicento era morto in miseria, mentre la sua stella stava inutilmente splendendo nel cielo maiolicato di Delft. Vermeer era destinato a diventare un mito; lo stesso nome trascina oggi con se' un'aura di magico, come prova lo straordinario successo della mostra allestita lo scorso anno all'Aia. Ma la gloria, che cominciava a circondarlo gia' in vita, non ha potuto parare i colpi della sorte, che sgretolava la tranquillita' della sua casa. Quei suoi personaggi cosi' fermati nel silenzio della luce, prosciugati dal sorriso, non lasciano filtrare neppure l'ombra delle angustie che il pittore aveva trattenuto per se'. E' il rebus di Vermeer, quello che ha coinvolto da cento anni la critica, mosso le ricerche degli storici. E' il rebus di Vermeer, quello che ha coinvolto da cento anni la critica, mosso le ricerche degli storici.

Giuseppe Ugaretti

Parigi, 27 novembre 1966

Giuseppe Ungaretti

Questi poveri Vermeer non mi paiono piu' come li avevo visti in Olanda (in parte, gli altri non li conoscevo, sono venuti d'altrove, ma l'osservazione non cambia). Mi sembra che il ritocco li abbia un po' offesi. Certo, i ritoccatori, o restauratori come di solito si chiamano, hanno fatto grandi danni al patrimonio artistico. Il nostro maggiore pittore, Piero della Francesca (gli affreschi d'Arezzo) e' stato assassinato dai restauratori. Rivedendolo, alcuni mesi fa, ho avuto un colpo al cuore. Com'era cambiato...Le pitture del tempo di Vermeer ottenevano gli effetti per sovrapposizioni di velature. E quando si vogliono dare effetti di luce si puo' immaginare quanto sia necessario ricorrere a delicate sfumature. Ripulendo, se non si sta molto attenti, ed e' necessario togliere ai quadri il sudicio dei secoli, si tolgono anche velature, e il quadro ne rimane sbiadito, infinitamente insultato. Vermeer e' un pittore soprattutto d'interni e se si leggono gli scritti da Amsterdam del mio Il deserto e dopo si vedra' che cosa e' l'interno olandese. Pittura di somma calma, dove la luce vibra piano dai vetri - che cosa sono di meraviglioso i vetri illuminati in Vermeer - e produce lievi cadute, che non cadono, di ombre, nella stanza dove la gente e' raccolta nei suoi pensieri e nel suo riposo.

Alberto Arbasino

La Repubblica, Il business Vermeer tra vero e falso, 25 giugno 1996

L' affare Vermeer non è stato solo un capolavoro di speculazione commerciale olandese: molte migliaia di pacchettoni turistici, con ventitré quadri in tutto! Ma era una faccenda anche molto divertente, malgrado la folla ridicola in quelle stanzettine del Mauritshuis...E certo veniva da ridere, controllando che veramente nessuno fra quegli intenditori si spingeva oltre le porte aperte per guardare i famosi Rembrandt pochi passi più in là: mentre quattro anni fa, al Rijksmuseum di Amsterdam, tutti facevano le gomitate davanti a questi stessi Rembrandt, giacché era la sua mostra, ma non andavano a vedere questi medesimi Vermeer, perché l' Evento non era lui.

Bibliografia

  • Vermeer. Il secolo d'oro dell'arte olandese
    A. K. Wheelock (a cura di), W. Liedtke (a cura di), S. Bandera (a cura di)
    246 pagine, 2012
  • Max Kozloff
    La luce di Vermeer
    Roma, Contrasto DUE, 2011.
  • Bert W. Meijer
    Vermeer. La ragazza alla spinetta e i pittori di Delft
    Giunti GAAM, 2007
  • Anthony Bailey
    Il maestro di Delft: storia di Johannes Vermeer, genio della pittura
    Milano, Rizzoli, 2003.
  • Norbert Schneider
    Vermeer: 1632-1675: i sentimenti dissimulati
    Koln, Taschen, 2001.
  • Lorenzo Renzi
    Proust e Vermeer. Apologia dell'imprecisione
    Bologna, Il Mulino, 1999
  • John Michael Montias
    Vermeer: l'artista, la famiglia, la città
    Torino: Einaudi, 1997.
  • Gilles Aillaud, John-Michael Montias and Albert Blankert
    Vermeer
    Milano, Arnaldo Mondadori Editore, 1986
  • Giuseppe Ungaretti e Piero Bianconi
    L'opera completa di Vermeer
    Milano, Rizzoli, 1966.
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